Artists: Vinicio Capossela discography
tour 2006
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Vinicio Capossela Reading
Poesie, frammenti, deragliamenti, rancori di Vinicio Capossela
Ospite Vincenzo Costantino




Quanto dura un'emozione?
Bene, vogliamo darvela già completa e vi risparmiamo anche la fatica di leggere. Poesie, racconti, stralci da libri introvabili. Hanno sì dei titoli, ma rimangono inesistenti. Sono leggende del tutto personali. E personalmente vorrei promuovere la causa, non l'effetto. E la causa delle scritture sono le letture, meglio se pubbliche. Le parole una volta stampate coagulano. Al momento preferisco accompagnarle, essere presente alla loro liquidazione, di modo che non sopravvivano alla serata. Molto c'è che avvicina la vita a quello che avrebbe dovuto essere, ai luoghi dove la vita non è bastata; molto di più di quanto riesca mai a dire. Non tutto ce la fa a stare nelle canzoni, c'è qualcos'altro che si 'aggita' come quelle fermentazioni che fanno rompere le bottiglie chiuse e allagano il baule della macchina di ritorno da un viaggio e lo rendono più degno di essere raccontato.

Vinicio Capossela: quasi un'autointervista

Sig. Capossela, due domande per lei: i tre dischi o i tre generi più ascoltati e i tre generi che non le piacciono, il tutto con una breve spiegazione del perché...Devo dire che io vado a nastri, perché preferisco ascoltare la musica che è accaduta dove c'ero anch'io. In questo periodo, e lo dico perché l'uomo davanti alle stagioni è un fuscello .. dunque ogni stagione ha la sua musica .. ascolto il Rebetico. Anzi, sono un rebetico. E' un genere affine per intensità e temi, al blues, al tango, alla morna capoverdiana, che io trovo legate tra loro dal sentimento dell'assenza. Ma il rebetico, che è musica greca, nata nelle città di porto, viene dalla parola 'rebet', ribelle, anche se essi, i rebetici, sono ribelli senza rivoluzione, una setta. E la loro musica è piuttosto una cospirazione. Il rebetico è un lamento che si canta in coro, ma si balla da soli. E questo a fondamentale differenza dal più conosciuto sirtaki. Chi canta il rebetico è chiamato 'mangas' e quando canta tutti lo devono guardare negli occhi per bene, perché l'unica cosa davvero importante è la Verità. Sia per lui che per chi l'ascolta, cosicché il suo dolore è il dolore di tutti loro. (non so che dischi consigliare) E poi la musica balcanica per bande di ottoni. Che è tutto!, eccesso di struggimento ed eccesso di euforia, insomma la vita nella sua deflagrazione. E molto ascolto di una band che conosco da vicino. La Kocani Orkestar. Tutto quello che fanno è strabordante, ma qualcosa è fissato anche in un disco che si chiama "L'Orient est rouge". Infine, Jimmy Scott, un signore minuto, con un volto di vecchia indiana che scrive all'interno di un suo disco ("Heaven"): "C'è una parola di quattro lettere che è la soluzione di tutto: LOVE". Ed eppure canta, con una voce al di sopra del maschile e del femminile, nella maniera più inquietante che io abbia mai sentito, come se fosse la morte stessa a cantare. Per quanto riguarda la seconda domanda non amo parlare di quello che non mi piace. Cerco di applicare una sintetica e fondamentale lezione di Totò: "Che c'è? Non ti piace? E tu non lo guardare!". Ad ogni modo la maggior parte di quello che esce fuori dagli impiantini dei bar, dalle radio dei taxisti, dalle casse dei negozi che vendono scarpe e vestiti mi costringe a bere in casa, a restarci e non cambiarmi mai d'abito.
Salute e abbiate cura di voi.